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Pochi rischi, siamo genitori: che problema assicurare un futuro ai propri figli

Roma, 15 aprile 2003 - Sette genitori su dieci lamentano che oggi il "mestiere" di padre e madre è molto più difficile di ieri, anche perché la famiglia non riesce più a trasmettere valori positivi in 4 nuclei su 10. Sul tavolo degli imputati la concorrenza diseducativa dei media e dei nuovi giochi. E' la fine dell'istituzione famiglia? Tutt'altro, visto che la metà del campione non rinuncia a dichiararsi comunque ottimista: ecco i quattro assi nella manica - maggiore capacità di risparmio, aiuto concreto nel mettere su una attività economica, acquisto di una casa e stipula di polizze assicurative - grazie ai quali i genitori italiani pensano di fare la loro parte, nel garantire un domani il più possibile sereno ai propri figli


Per 7 genitori su 10 nel futuro dei propri figli ci sono sicuramente più rischi e pericoli che certezze. A fronte di difficoltà sempre crescenti nel trovare lavoro, mettere su famiglia e cominciare a guadagnare, 4 famiglie su 10 ritengono che l'ampiezza della copertura pubblica nel campo della sanità, della previdenza, della formazione e dell'istruzione tenderà addirittura a diminuire. E' per questo che nel costruire una concreta strategia di neutralizzazione di queste incognite i genitori del Belpaese preferiscono gli strumenti che meno spazio lasciano al rischio e all'incertezza: c'è chi ricorre - come vedremo meglio più avanti - a libretti di risparmio e fondi d'investimento, chi decide di fornire i capitali iniziali per avviare una attività economica in proprio, chi punta sulla solidità del "mattone", comprando la casa ai propri figli e chi invece riscopre l'affidabilità delle assicurazioni, rivalutando polizze, anche innovative, che in anni di facili guadagni sembravano meno allettanti. Il modello dominante è quello della "famiglia tutor" (vedi comunicato stampa 2), che accompagna passo passo, in una logica di oculata gestione dei risparmi, i propri figli nell'ingresso nel mondo del lavoro e nella sempre più complessa operazione di mettere su famiglia. Una cosa è certa. E' finito il tempo della sbornia borsistica e della fascinazione per la new economy, che tante vittime e tanti danni hanno causato ai bilanci familiari negli ultimi anni.

Una ricerca voluta dal gruppo Zurich Italia e realizzata dal Censis, intervistando telefonicamente 1300 padri e madri italiani, ci fa entrare nel laboratorio della famiglia italiana - tra passato, presente e futuro - e ce la restituisce come una istituzione senza dubbio in crisi, dal punto di vista sociale, ma consapevole dell'inderogabilità delle proprie responsabilità economiche rispetto al domani dei propri figli.

Le relazioni sono sempre più confinate in una sorta di limbo aconflittuale, dove il rapporto genitori-figli è giocato sul filo dell'estraneità piuttosto che del conflitto aperto. Così se il 73% del campione dichiara che oggi il mestiere del genitore è molto più difficile che nel passato, il 39,5% dei genitori ammettono che la famiglia è sempre meno in grado di trasmettere valori positivi come il rispetto della dignità umana, la solidarietà e la tolleranza. E questo perché - lo credono la metà degli intervistati - c'è una obiettiva difficoltà a "competere" con altri, più attraenti, fori educativi, quali ad esempio la tv e i nuovi strumenti di gioco.


Ma per 6 genitori la famiglia saprà comunque garantire un domani ai propri figli

La famiglia italiana vive dunque un momento di crisi profonda (vedi comunicato stampa 3) ma cerca di trovare in se stessa gli anticorpi per superare le difficoltà. Se il 58,2% dei genitori si dichiarano ottimisti malgrado tutto (i pessimisti sono invece il 20,8%), il 64,2% ritiene senza incertezza che la famiglia è comunque in grado di affrontare autonomamente i rischi cui i figli potrebbero andare incontro nel futuro, rimarcando però la solitudine in cui si trovano ad operare e in particolare l'assenza di una rete istituzionale - pubblica e privata - che accompagni il nucleo famigliare anche nella costruzione del benessere economico dei figli.
Quali sono i rischi che minacciano il futuro dei nostri figli?
Nella nostra società individualizzata si è ampliato lo scivoloso e sconosciuto terreno dell'incertezza, dopo un quarantennio in cui tutto - in particolare il tenore di vita - continuava a crescere senza incontrare particolari difficoltà. Si moltiplicano i rischi e si sgretolano i pilastri del sempre più minacciato welfare. Ma quali sono i principali pericoli che i genitori vedono incombere sul domani dei propri figli? Al primo posto il timore degli incidenti stradali (43,5%), poi l'uso di droga (41,1%), la frequentazione di cattive compagnie (32,2%), il timore di malattie (32%) o la paura di vederli diventare vittime di pedofili (27%). Una geografia della paura che risente molto della visibilità sociale di alcune fenomenologie di rischio: dalle stragi del sabato sera alla diffusione delle smart drugs nei luoghi del divertimento e delle scuole, dal bullismo alle baby gang, per finire con i fenomeni di abuso e violenza nei confronti dei minori. Eventi sui quali si catalizzano le paure dei genitori anche grazie allo spazio loro concesso dai media.
Se dal fronte sociale passiamo a quello economico, qui le paure si catalizzano in un incubo molto più generalizzato: la difficoltà di trovare lavoro è condivisa dal 65% del campione, mentre il 13,1% fa riferimento a generiche difficoltà economiche della famiglia o conseguenti in particolare alla morte di un genitore e il 12,8% lamenta la scarsa offerta scolastica e formativa.


 

Quali risposte concrete a questi rischi: tra risparmio e assicurazioni

Quando dalla percezione del rischio si passa alle scelte concrete messe in campo per cercare di neutralizzarlo, scopriamo che la famiglia si fa più pragmatica, richiudendosi a riccio su se stessa e rivendicando la capacità di riuscire a farcela da sola. In che modo?
"La ricerca ci dice - spiega Francesco La Gioia, Amministratore Delegato del gruppo Zurich Italia - che maggiori sono le incognite, maggiore è la tentazione di ricorrere a strumenti esenti da qualsiasi rischio o incertezza. Una cosa è certa. Le famiglie italiane sono rimaste scottate dall'infatuazione per la borsa e per la new economy, che tanti danni hanno provocato ai bilanci familiari negli ultimi anni. Nessuno sembra aver più voglia di gettarsi nel mare aperto del rischio - che oltre il 66% degli italiani considera come qualcosa da cui ci si deve difendere e non come un'opportunità - e predomina la volontà di puntare in viaprioritaria sulla stabilità, minimizzando il rischio piuttosto che scommettendo sulle possibilità di guadagno ad esse connesse. I dati relativi alla composizione del portafoglio d'investimento delle famiglie italiane nel 2002 rispetto al 1999 lo dimostrano: è aumentata la liquidità, si sono ridotti gli investimenti in azioni e fondi comuni, mentre sono cresciuti quelli in titoli a reddito fisso (+7,9%) e nelle assicurazioni (+3,7%)". In generale tra gli strumenti utilizzati oggi per far fronte a rischi o eventi imprevisti, troviamo, nell'ordine:

  • la capacità di risparmiare, garantendo più sicurezza per me e per i miei figli (61,4%)
  • la tutela del proprio stato di salute e di quello dei figli (43,5%)
  • la stipula di polizze vita o fondi pensione (36,7%)
  • l'impegno massimo nel lavoro al fine di ottenere un maggior reddito (30,6%)
  • lo sforzo di adattamento della famiglia alle nuove necessità (22,2%)
  • la stipula di polizze danni (responsabilità civile, infortuni, polizze sanitarie) (19,7%)

Dove si scopre facilmente, sommando le due voci di ambito assicurativo, che il ricorso a questo strumento diventa - raccogliendo oltre il 56% dei consensi - il vero concorrente del più tradizionale e consueto sforzo di risparmio (il concetto del mettere da parte una porzione del reddito per avere maggiori garanzie rispetto al futuro).
Se passiamo poi a chiedere espressamente ai genitori le scelte che secondo loro occorrerebbe operare per garantire ai propri figli un futuro sereno sul piano economico e, più in generale, per il benessere globale, ecco che il quadro, come abbiamo visto in apertura, si definisce ulteriormente:

  • accantonamenti economici, in forma di libretti di risparmio e fondi di investimento (36,6)
  • supporto nell'avvio di un'attività economica (36,4%)
  • acquisto di una casa (33,2%)
  • stipula di strumenti assicurativi: in particolare, polizze vita a loro favore in caso di morte di uno dei genitori oppure polizze pensate per loro che gli garantiscano un ammontare di reddito in futuro (24,3%)
    Anche qui il gap tra ricorso al risparmio in forma di deposito o titoli (36,6%) e ricorso a strumenti assicurativi (24,3%) si assottiglia rispetto al passato.
    Sul fronte assicurativo - avverte la ricerca Zurich/Censis - nonostante questa forte espansione della richiesta, esiste però ancora "un'altra quota di domanda potenziale inerte", che non dispone di informazioni adeguate sulle opportunità e le performance di questi prodotti (19,6%) o lamenta i costi per loro non abbordabili di questi strumenti (22,4%). In ogni caso i soggetti che pensano sempre di più a risolvere le incertezze economiche relative al futuro dei figli ricorrendo alle assicurazioni sono soprattutto i soggetti ad alta scolarità delle famiglie con un figlio residenti al Nord.

 


Sempre più capacità di risparmio, gestita da entrambi i genitori

Ma chi decide come, quanto e quando investire per dare ai figli una chance in più rispetto a un domani così incerto? In un quadro generale di miglioramento della capacità di risparmio delle famiglie italiane - dal 1993 a oggi cala del 10% il numero di chi non risparmiava nulla, mentre aumenta del 14% circa il numero delle famiglie che accantonano tra il 5 e il 10% del proprio reddito a fronte di un calo del 4% da parte di chi riesce a risparmiare di più - assistiamo a una fortissima crescita del cosiddetto modello cooperativo.
Marito e moglie che decidono e gestiscono insieme il risparmio: si è passati dal 56% del 1986 al 71,3% del 2003. Questo in parte a scapito della logica del padre-padrone che guadagna e decide come spendere (dal 19,8% al 17,7%), ma anche superando il modello, tipico degli anni Novanta, della consultazione dei figli e dei parenti più stretti. Prima lo facevano il 17,4% delle famiglie, oggi solo il 7,3%.

Per chiudere una curiosità geografica: il modello "democratico", quello in cui a decidere sono insieme marito e moglie, tocca la sua punta massima (71,3%) nel Sud e nelle isole, mentre l'enclave del padre- padrone, ribaltando vecchi e logori luoghi comuni, ormai si trova nel ricco ed evoluto Nord-Ovest (22%).



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